ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado Orsini di Castiglione della Pescaia (GR) - 3A, 3B

Il racconto di una studentessa. Crans-Montana, ciò che ho visto

Dalla festa alla tragedia in pochi attimi. «Io ero a casa, ho sentito dei rumori. Poi la mattina...»

Come ogni anno, ho trascorso il Capodanno con la mia famiglia nella nostra casa a Crans-Montana.

Avendo dei fratelli piccoli e passando le giornate a sciare, preferiamo festeggiare in casa per non essere troppo stanchi il giorno dopo.

Quest’anno il Comune aveva organizzato uno spettacolo ufficiale alla stazione di Montana, vietando i fuochi privati. A mezzanotte il rumore dei botti ci ha svegliati, ma io mi sono riaddormentata subito.

Mia madre, invece, non è riuscita a riprendere sonno: ha sentito diversi elicotteri sorvolare il cielo, ma non vi ha dato peso, pensando fossero semplici controlli.

La mattina dell’1 gennaio è iniziata come tutte le altre: abbiamo preso la navetta per le piste, ignari della tragedia avvenuta a pochi metri da casa nostra nella notte. Sono stata informata dell’accaduto da alcune ragazze del mio corso di sci. Inizialmente non ne hanno parlato con la dovuta gravità, forse perché circolavano solo le testimonianze confuse degli abitanti del paese. In poche ore però la notizia del dramma ha fatto il giro del mondo e Crans è finita sotto i riflettori. Poiché il paese è piccolo, l’area del locale è stata semplicemente recintata, permettendo comunque di passarvi accanto.

Una delle cose che più mi ha colpito è stato vedere come moltissime persone, di ogni provenienza e ceto sociale, si siano riunite spontaneamente in segno di rispetto, portando fiori e candele per commemorare le vittime.

La prima volta che i miei genitori mi hanno portata lì, lo confesso, ho pianto. Quando accadono queste tragedie le vedi al telegiornale e provi tristezza, ma non avrei mai immaginato che trovarmi sul posto mi avrebbe fatta sentire così coinvolta.

Ripensare al fatto che, mentre io dormivo tranquilla, a poca distanza dei ragazzi stavano morendo, mi ha scossa profondamente, soprattutto sapendo che avevano poco più della mia età. Nei giorni successivi, ogni volta che passavo davanti a quello che non era più un bar ma una vera e propria tomba, sentivo un colpo al cuore. Pensavo alle famiglie e ai giovani che ancora lottavano per la vita. Essere lì mi ha fatto riflettere molto, davanti a una scena simile non si può puntare il dito contro ragazzi di soli 15 o 16 anni.

Non elencherò le mancanze del locale: oggi sembra più facile incolpare che restare in silenzio a riflettere.

La rabbia è legittima, ma credo appartenga a chi è in ospedale, ai genitori che hanno perso i figli e ai parenti delle vittime, non a chi giudica con superficialità.

 

Il 31 dicembre alcuni studenti della nostra scuola si trovavano in Svizzera. Che fossero a Crans-Montana o a Zurigo, il 1° gennaio l’atmosfera per tutti era la stessa: un clima di lutto che avvolgeva l’intero Paese. La notizia dell’incendio ha colpito nel profondo anche chi non era presente. Le tragedie accadono ogni giorno, ma quando coinvolgono ragazzi della tua età, che senti così vicini a te, ti si chiude il cuore e per un secondo perdi il fiato. Attraverso i social abbiamo letto testimonianze di atti di coraggio incredibili: giovanissimi che, nel pericolo, non hanno pensato solo a salvarsi, ma ad aiutare gli altri. Questi ragazzi non hanno solo filmato; hanno dimostrato altruismo e responsabilità. I loro video non sono la prova di una generazione incosciente, ma una denuncia contro i tanti errori degli adulti. Le leggi sulla sicurezza esistono, ma i fatti dimostrano che troppe regole sono state ignorate. È nata una consapevolezza amara: può succedere a chiunque, in luoghi che pensavamo sicuri, gestiti da adulti di cui avremmo dovuto fidarci. In questi giorni anche in Italia, diversi locali sono stati chiusi a seguito di ispezioni. Dovevano morire 41 ragazzi per sollecitare i controlli? Noi giovani ora abbiamo un grande desiderio che gli adulti smettano di giudicare e criticare soprattutto sui social: davanti a situazioni poco chiare e molto dolorose, bisogna imparare a stare in silenzio e riflettere.

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