Adozione e ricerca di un nido. «Così una famiglia è per tutti»
La pedagogista Caterina Amariti incontra gli studenti e mette al fuoco il mondo del figlio adottato
Abbiamo conosciuto, durante la nostra ultima ora di lezione, la dottoressa Caterina Amariti presidente di Anpe, associazione nazionale pedagogisti per la Toscana e Umbria che ci ha concesso un’intervista permettendoci di realizzare il nostro desiderio di parlare dell’adozione. L’idea è nata da una lettura proposta in classe dall’insegnante d’italiano, con la quale stiamo lavorando sul tema della famiglia e, argomentando varie situazioni familiari, ci siamo chiesti quando nasce una famiglia e quali sono i criteri che la possono definire tale. Famiglia è dove troviamo accoglienza, amore, comprensione, educazione, ma non per tutti è possibile averla. Dottoressa quando si arriva alla decisione di voler adottare un figlio? Ci spiega che l’adozione diventa desiderio quando un figlio non arriva oppure semplicemente perché si è propensi ad accogliere un bambino in stato di abbandono pur avendo già figli biologici. Il desiderio scavalca qualsiasi aspettativa, si può accettare un figlio di un altro continente così come un maschio o una femmina; è amore incondizionato per quello che sarà, diventerà un figlio per sempre. Ci spiega che il percorso non è così semplice, i genitori devono avere caratteristiche ben precise, un lavoro, una casa; devono essere consapevoli dei bisogni e dei diritti del bambino e, nel caso di una famiglia già composta da altri figli, amarli alla stessa maniera senza creare differenze. La domanda successiva è chiedere quanto tempo il nuovo nucleo formatosi impiega per diventare famiglia a tutti gli effetti.
La dottoressa Amariti, con una citazione da Il piccolo principe, ci fa capire quanto la fiducia sia una strada lunga da percorrere e che tale fiducia la si conquista giorno dopo giorno: «Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, io dalle tre comincerò ad essere felice». Il tempo, strumento essenziale per far capire: «Stai tranquillo, non ti lascerò solo». La genitorialità, che non sceglie chi adottare, che accetta chi arriva, che non può avere tratti somatici uguali, diventa un dono. Per la prima volta sentiamo parlare di epigenetica; con questa parola impariamo che, pur non potendo somigliare ai genitori, esiste la somiglianza nei modi di agire, nel comportarsi, nel formare un carattere e questo aspetto ci sembra davvero imparagonabile perché riflettiamo sull’importanza del ruolo del genitore sulla formazione di un figlio. Non di meno la casa, luogo e spazio che ci lega e ci fa sentire il profumo delle persone che ci vogliono bene. Un’attenzione al figlio adottivo nel contesto scolastico: misurare le parole, la delicatezza nell’uso delle parole volte a dimostrare che l’amore è un sentimento incondizionato che cresce e crea un legame. L’adozione diventa un innesto che fa fiorire le relazioni.
Abbiamo conosciuto la storia di Anna dai capelli rossi, ragazzina adottata con una storia di orfanotrofio alle spalle. All’inizio abbiamo pensato che la professoressa avesse momenti nostalgici della sua infanzia e allora ci costringeva a guardare il cartone di Anna; poi abbiamo però capito che l’obiettivo era quello di portarci dentro un mondo, quello che abbiamo approfondito con l’adozione, che raccoglieva messaggi importanti. Puntata dopo puntata, Anna ci presentava tutte le soluzioni alle difficoltà della vita, non di meno quella di non essere ben voluta in una famiglia che attendeva un maschio anziché una femmina. Perché è formativa la storia di Anna? Perché usa l’immaginazione e la fantasia per sopperire alle avversità della vita; perché guarda con speranza e ottimismo e per lei ogni giorno è una nuova possibilità per correggere gli errori e superare le sfide; perché per lei ogni piccola cosa è bella e gioisce di poco; per-ché rappresenta l’indipendenza e l’intelligenza femminile e il bisogno di realizzare i propri sogni. Abbiamo capito che il desiderio di essere accolta e amata era tanto forte in Anna che, con allegria, ha scalfito il cuore di chi ha scelto di trattenerla nonostante le aspettative fossero state altre. Ecco quello che l’insegnante ci voleva far capire: la perseveranza e la resilienza riescono ad aprire porte blindate.
Anna trova famiglia e soprattutto fa conoscere l’amore.
Classe 2A scuola secondaria di primo grado dell’istituto comprensivo statale di Fucecchio Gli studenti giornalisti Fadwa Abdekhalek; Marco Amato, Sara Bonsignori, Sofia Carè, Sandro Chokuri, Greta D’Amato, Dario Della Polla, Giulio Fanfani, Matteo Ferito, Yuri Giannini, Aya Hakkal, Nicolas Isteri, Cristina Korriku, Elena Li, Leonardo Mazzola, Gioia Nazzi, Lapo Rossi, Bassirou Samb, Francesco Soldani, Gregorio Summa, Sveva Tognazzi, Sarah Ulivelli, Giuseppe Oliverio Zangari Docente tutor Barbara Billeri Dirigente scolastica Angela Surace