ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado Busoni di Empoli (FI) - 2G

Linguaggi giovanili e creatività. Sguardo sullo slang dei ragazzi

Un codice identitario che rinnova l’italiano e racconta il presente: un modo di comunicare rapido

«Ohi amo, andiamo a fare un blitz?», «Si gasa!», «Però se ci scoprono è crazy!», «Pesoo». Frasi come queste, che agli adulti possono sembrare un codice indecifrabile, rappresentano invece la vitalità del linguaggio giovanile contemporaneo. È un modo di comunicare rapido, creativo, in continua trasformazione, che riflette il mondo in cui noi ragazzi viviamo. Nel preparare questo articolo, abbiamo approfondito il tema attraverso varie letture fra cui le riflessioni della linguista Vera Gheno, che invita da anni a considerare la lingua come un organismo vivo. La sua idea che «la lingua cambia perché cambiamo noi» ci ha aiutato a leggere il modo di parlare non come un ’errore’, ma come un segno dei tempi.

Ogni generazione ha avuto il suo gergo, ma quella di oggi vive immersa in un flusso comunicativo in cui le parole viaggiano alla velocità di un video su TikTok: nascono, si trasformano, si mescolano con altre lingue, cambiano significato in poche settimane. È un laboratorio linguistico continuo, dove l’italiano convive con l’inglese, con i meme e con l’ironia. Non è caos: è evoluzione. Gli studi di Bellone e Pulcini sugli anglicismi (2024), mostrano come l’inglese sia ormai parte integrante del nostro modo di comunicare. I ragazzi lo usano ogni giorno: “flexare”, “ghostare”,“chill”, “crazy”. Non è semplice imitazione, ma un modo per esprimere concetti nuovi con rapidità ed efficacia, spesso più immediata dell’italiano tradizionale. Molte parole dello slang non servono solo a essere “alla moda”, ma a costruire identità. Dire “ cringe” o “questo è top” significa riconoscersi, sentirsi parte di un gruppo, comunicare emozioni senza lunghe spiegazioni. Lo slang diventa un codice condiviso, un territorio comune che permette ai giovani di capirsi al volo (Gaspari, 2024).

C’è poi un aspetto che spesso sfugge agli adulti: la capacità di noi ragazzi di giocare con la lingua. Inventiamo parole nuove, trasformiamo quelle vecchie, creiamo metafore, abbreviazioni, storpiature ironiche. È un uso dell’italiano che richiede velocità mentale e un forte senso del contesto.

Non è povertà linguistica: è sperimentazione creativa. Riconoscere il valore del linguaggio giovanile significa riconoscere il valore dei giovani stessi. La lingua è viva e noi la teniamo in movimento.

E allora questo è un messaggio che vogliamo inviare agli adulti: il linguaggio giovanile non è una minaccia alla lingua italiana, ma uno strumento per esplorare se stessi, per capire chi si è e chi si vuole diventare. Non correggetelo: ascoltatelo. È la lingua che cambia e con essa cambia il mondo.

 

Il linguaggio dei ragazzi adolescenti è un mosaico in cui convivono italiano, inglese e slang.

Dai dati raccolti su 463 studenti della nostra scuola secondaria, emerge che più della metà (53%)utilizza parole inglesi nel parlato quotidiano. Non è solo moda: è il segno di una generazione che vive in un mondo globale e si muove tra TikTok, serie tv e videogiochi come se fossero quartieri della stessa città.

Il 60% degli studenti ha ammesso che parole di derivazione inglese come cringe, chill , blizzare, mood sono usate non per fare i “boss”, ma perchè servono a colmare vuoti che l’italiano standard non riesce a riempire con la stessa velocità.

Con gli adulti, però, la musica cambia. Il 62% degli studenti non usa lo slang con gli adulti (genitori, nonni, professori…).

Non per timidezza, ma per strategia: sanno adattare il linguaggio come si cambia playlist, scegliendo il tono giusto per ogni situazione. E poi c’è il dato più “crazy”: il 60% degli studenti prova un brivido di imbarazzo quando un adulto prova a usare il nostro slang, forse, per sembrare più giovane. Non si tratta di giudicare, ma i ragazzi percepiscono immediatamente quando un adulto forza il linguaggio: l’autenticità vale molto più di qualsiasi slang improvvisato.

In fondo, questi numeri raccontano qualcosa che va oltre la grammatica: parlano di identità. Ogni parola scelta, presa in prestito o reinventata è un modo per dire “chi siamo” in un mondo che cambia velocemente.

La classe 2G della Secondaria di primo grado Busoni dell’Istituto Comprensivo Empoli Ovest Gli studenti giornalisti Bernacchi Viola, Bertelli Greta, Bruni Niccolo’, Castellacci Norah, Cavallini Alessia, Curto Allegra, Dainelli Dario, Detti Gloria, Hoxha Erison, Lebbiati Summer, Mansi Lara, Migliorini Serena, Moraru Delia, Osmani Amelia, Paja Evelin, Russo Noemi, Sabatini Giulio, Saldutti Cesare, Saracino Matteo, Schillaci Sofia, Spina Marco, Sylla Cumba Docente tutor Maria Luisa Lazzeri.

Dirigente scolastico Maria Anna Bergantino

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