ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

COFINANZIATO

IC Marco Polo di Viareggio (LU) - Redazione

Fiocco rosa o azzurro: che noia!. Quanto è distante l’obiettivo 5?

Noi, ragazze e ragazzi, siamo contro ogni stereotipo per la realizzazione dei nostri sogni

Abiti, trucchi, elettrodomestici e bambolotti per le bambine; macchinine, pistole, skateboard e costruzioni incredibili per i bambini: anche i giocattoli sono pieni di stereotipi di genere! Sembra assurdo ma purtroppo è vero: i pregiudizi iniziano in culla. È come se la società decidesse il nostro futuro fin da piccolissimi soltanto in base al colore del nostro fiocco: è ingiusto! In classe abbiamo visto spot degli anni 80 e 90, ma anche attuali, in cui sembra che i giochi pubblicizzati per le ragazze vogliano abituarle a occuparsi della casa, dei figli oppure del proprio aspetto per essere sempre attraenti. Quelli proposti ai ragazzi invece, nel migliore dei casi invitano all’azione, al divertimento, nel peggiore, addirittura a fare la guerra… Eppure l’obiettivo 5 dell’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile sottoscritta dall’ONU, si prefigge proprio di sconfiggere la discriminazione di genere, promuovendo le pari opportunità ed eliminando quegli odiosi stereotipi che ci accompagnano fin dalla nascita o persino da prima.

Ma a che punto siamo? Ancora oggi le statistiche ci dicono che dai dati aggiornati nel 2024, in Italia, le donne laureate in discipline STEM rappresentano il 17,4% del totale delle lauree a fronte di una quota pari al 37,2% tra gli uomini.

Quello che ci chiediamo è se questo dipenda da un’attitudine naturale del genere maschile verso la scienza o la tecnologia e femminile verso l’umanistica o la relazione d’aiuto, oppure se dipenda semplicemente da un condizionamento che ci accompagna da sempre: la risposta che ci siamo dati è che se la società ci indirizza fin da neonati verso un destino, è ovvio che le nostre predisposizioni ne siano influenzate. Tutto ciò si riflette sul mondo del lavoro: ci sono mestieri che vengono considerati prettamente maschili, altri invece più adatti alle donne e, quando si presentano delle eccezioni, non sempre la comunità è pronta ad accettarle serenamente. Inoltre, a parità di ruolo e di competenze, abbiamo scoperto che in molti ambiti un lavoratore percepisce uno stipendio più alto di quello di una lavoratrice.

Ma perché? Nella nostra classe pensiamo che sia ora di cambiare radicalmente. Tra le nostre compagne B. sogna di fare il magistrato, M. vuole diventare una famosa chef, S. un chirurgo… vogliamo una società che faccia di tutto per esaudire i loro sogni… Per sensibilizzare all’argomento consigliamo ai nostri lettori un libro che ci è piaciuto:Pariaa.vv.Mondadori,2025. Inoltre suggeriamo un film: Il diritto di contare, di Theodore Melfi, 2016. Buona lettura, buona visione e buon cambiamento!

 

Occhi azzurri, capelli biondi e un bel sorriso: non è la protagonista di una fiaba che aspetta paziente nella torre il salvataggio di un principe. È Nadia Bigi, falegname professionista, artista e artigiana.

Da dove nasce questa passione? «Ho studiato scenografia teatrale all’Accademia delle Belle arti e ho messo in pratica i miei studi iniziando a lavorare in falegnameria, nell’azienda di famiglia, portando avanti un progetto creato da mio nonno e continuato da mio padre.

Adesso con mio fratello lavoro il legno realizzando allestimenti in Italia e all’estero».

Si è mai trovata in situazioni in cui le persone hanno pensato che, in quanto donna, non fosse in grado di fare questo lavoro? «Tantissime volte. Ho dovuto lavorare sodo e fare tanta fatica per dimostrare la mia professionalità e le mie competenze. Ma alla fine ho avuto le mie soddisfazioni».

È un lavoro impegnativo? «Sia fisico che intellettuale e creativo dato che mi occupo della progettazione degli spazi immaginando ambienti belli e funzionali». Ha mai viaggiato da sola? «Spesso parto con il furgone carico di attrezzature e materiali per andare nel nord o nell’est Europa ad occuparmi degli allestimenti».

Non ha mai avuto paura? «Talvolta ho affrontato viaggi molto “rocamboleschi” con imprevisti e contrattempi, ma mi piacciono sia le sfide che le avventure!».

È stata incoraggiata? «I miei amici cari mi hanno sempre stimata così come i miei familiari. Quindi invito tutti, ragazzi e ragazze, a inseguire i propri sogni al di là degli stereotipi!»

Ecco i piccoli cronisti della scuola Viani dell’istituto comprensivo Marco Polo di Viareggio che hanno preparato questa pagina di giornale: Salwa Ashour, Neri Bartoli, Filippo Biagi, Tommaso Bottari, Valentina Fusar Bassini, Maya Alessia Gagiu, Samuele Gaspari, Edward Jonut Isache, Rocco Listori, Alessio Mancin, Dario Musetti, Lorenzo Perrino, Beatrice Pezzi, Marco Santangelo, Enea Saracco, Gianmarco Savini, Alessio Strambi, Lorenzo Tabarrani, Michela Vannacci.

Docente referente: professoressa Daniela Lucatelli. 

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