Così le donne cambiarono la storia. Quel primo “voto femminile“
Il 2 giugno 1946 raccontato dagli alunni di quinta primaria della scuola San Filippo Neri di Massa «La parità si costruisce con il rispetto, la collaborazione e l’attenzione verso gli altri»
Davanti ai seggi c’erano file lunghissime. Ma quel giorno non era come gli altri. Tra la gente che aspettava il proprio turno c’erano tante donne con il cuore che batteva forte. Alcune stringevano la borsa tra le mani, altre parlavano piano tra loro. Stavano per fare qualcosa che fino a poco tempo prima sembrava impossibile: votare. Era il 2 giugno 1946. Gli italiani erano chiamati a scegliere tra monarchia e repubblica. Ma quella giornata non decise soltanto il futuro dello Stato: segnò anche una grande conquista di libertà.
Per la prima volta nella storia del nostro Paese anche le donne poterono esprimere la loro scelta. Oggi, a 80 anni da quel momento storico, noi alunne e alunni di una classe quinta primaria di Massa abbiamo deciso di fermarci a riflettere su quanto sia prezioso questo diritto. Spesso pensiamo al voto come a qualcosa di normale. In realtà è il risultato di tante battaglie e di un lungo cammino verso l’uguaglianza. Durante le lezioni abbiamo scoperto che per molti anni alle donne non era permesso partecipare alla vita politica. Non perché non fossero capaci, ma perché la società non le considerava allo stesso livello degli uomini. Guardando fotografie in bianco e nero di donne davanti ai seggi, abbiamo provato a immaginare le loro emozioni: forse un po’ di paura, ma soprattutto orgoglio e speranza. Per avvicinarci ancora di più a quella storia abbiamo fatto una piccola ricerca in famiglia.
Alcuni di noi hanno intervistato i nonni, altri hanno chiesto ai genitori di raccontare i ricordi delle loro nonne. Dai loro racconti è emersa una cosa molto bella: andare a votare era sentito come un momento importante, quasi solenne. Ci si vestiva bene, si entrava in silenzio nella cabina e si metteva la scheda nell’urna con rispetto. Abbiamo anche capito che la democrazia non è qualcosa di lontano. In classe la viviamo già quando eleggiamo i rappresentanti o quando dobbiamo prendere decisioni insieme. In quei momenti impariamo che scegliere significa ascoltare gli altri, rispettare idee diverse e accettare il risultato con correttezza. Per capire meglio com’era la vita delle donne in quel periodo abbiamo visto alcune scene del film C’è ancora domani di Paola Cortellesi. Una scena ci è rimasta nel cuore: quella in cui le donne si tolgono il rossetto prima di votare per non sporcare la scheda. Un gesto semplice, ma pieno di significato, che racconta tutta l’emozione di quel momento.
Oggi uomini e donne hanno gli stessi diritti, almeno sulla carta. Ma abbiamo capito che la vera parità si costruisce ogni giorno, con il rispetto, la collaborazione e l’attenzione verso gli altri. Ricordare il primo voto delle donne non significa solo guardare indietro. Significa capire quanto è preziosa la libertà di scegliere.
Anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo imparato una lezione importante: la democrazia cresce quando le persone partecipano e fanno sentire la propria voce.
Schede pronte, regole decise e tanta curiosità: nella nostra classe sono arrivate le elezioni. Abbiamo voluto provare cosa significa andare a votare. Dopo aver studiato la storia del 2 giugno 1946, quando per la prima volta anche le donne italiane poterono partecipare alle elezioni, ci siamo chiesti come funziona davvero la democrazia e abbiamo deciso di viverla in prima persona: eleggere i rappresentanti di classe. Prima del voto abbiamo parlato di una parola importante: “rappresentare”. Abbiamo capito che non è solo avere un titolo, ma prendersi una responsabilità. Un rappresentante deve ascoltare i compagni, portare le loro idee agli insegnanti e cercare di aiutare quando c’è un problema.
Alcuni di noi hanno deciso di candidarsi. Ognuno ha spiegato perché voleva fare il rappresentante. Non è stato facile: c’era un po’ di timidezza ma anche tanta voglia di provarci. C’è chi ha promesso di ascoltare tutti e chi ha detto che avrebbe aiutato a trovar soluzioni quando qualcosa non funziona. Il giorno delle elezioni abbiamo preparato le schede, deciso le regole e votato uno alla volta. Non avevamo una vera cabina elettorale, ognuno ha fatto la propria scelta con calma e in silenzio, proprio come nelle elezioni dei grandi. Il momento più emozionante è stato quando abbiamo contato i voti. Tutti guardavano con curiosità mentre le schede venivano aperte. In quel momento abbiamo capito una cosa importante: quando si vota bisogna accettare il risultato, anche se non è quello che speravamo. I rappresentanti eletti hanno ringraziato e abbiamo capito che per far stare bene la nostra classe dobbiamo impegnarci insieme.
Ecco i protagonisti della classe quinta della scuola San Filippo Neri di Massa che hanno realizzato gli articoli presenti in questa pagina di Cronisti in classe. Si tratta di Olimpia Bertolucci, Michelangelo Bonni, Francesco Bottone, Viola Cacciatori, Isabella Di Fazio, Arianna Giusti, Adam Jarmouni, Domenico Lauricella, Moran Liu, Sofia Magnani, Elia Pucci, Giovambattista Ricci, Aurelio Livio Santi, Aurora Scuto, Gioele Vatinno, Edoardo Zappone. La docente coordinatrice di classe è la professoressa Elisa Calanchi, che è anche la dirigente scolastica.