ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Primaria Polloni di Terrarossa (MS) - 5°

A colloquio con l’arte rupestre. Le ricerche sul culto degli antenati

I bambini della classe quinta del plesso Polloni di Terrarossa hanno incontrato la scrittrice Magnotta «Le incisioni della luna stanno a indicare che siamo il popolo di quella terra che sarà la Lunigiana»

Il laboratorio sull’arte rupestre, iniziato dalla classe 4^ di Terrarossa, è proseguito le settimane successive dalla classe 5^ con l’elaborazione del mito fondativo dedicato al re ligure Cicno.

I bambini hanno posto domande alla scrittrice Angelina Magnotta, intervenuta a far conoscere le scoperte dell’Archeoclub Apuo Ligure dell’Appennino Tosco Emiliano che dirige.

Cos’è la ricerca dell’arte rupestre? «L’arte rupestre è il modo che uomini del preistorico adoperarono per rappresentare se stessi, la maternità e la riproduzione, le loro attività. All’interno dell’aggregazione tribale i valori fondanti si riferiscono alla religione, alla venerazione per la Dea Madre, al culto per gli antenati come nel ‘Bassorilievo della Stele’, all’osservazione degli astri. In particolare, le numerose incisioni della luna non stanno a indicare solo quel culto specifico, ma proprio a significare: ‘Noi siamo il Popolo della Luna’ di quel territorio cioè che poi si chiamerà Lunigiana. Essi intendevano anche segnalare agli ‘esterni’ la loro presenza e il loro radicamento sul territorio di appartenenza. Nelle incisioni rupestri sono rappresentate le loro attività, come nella ‘Scena di caccia’, dove si indica la macellazione e lo scuoiamento dell’orso. E si evidenzia l’osservazione di animali del territorio: la civetta, la tartaruga, il pesce».

Come ha scoperto il sito del Parco Lunigianese? «Si tratta di ben 7 siti collocati sui contrafforti della Catena dell’Orsaro, sui quali l’Archeoclub si è impegnato sulle tracce delle incisioni rupestri e sulla loro decrittazione, sulla base di studi scientifici sull’argomento. Per esempio, andando in montagna, ancora adesso ci sono siti non indagati e non studiati, ma che contengono significative testimonianze della vita preistorica. Occorre allenare la vista dello sguardo e della mente e cercare di cogliere i ‘segni’ lasciati dagli antenati».

L’arte rupestre lunigianese ha altri riscontri in Italia ed Europa? «L’arte rupestre ha riscontri in Italia e in tutto il mondo. La Valcamonica grazie allo studio di Emmanuel Anati, ha richiamato l’attenzione sull’arte rupestre del preistorico popolo dei Camuni, nel primo sito riconosciuto patrimonio Unesco in Italia. Sono state ritrovate anche incisioni rupestri in Africa come quella della giraffa e altri animali».

Che differenza c’è tra la ricerca in superficie e quella in ipogeo? «La ricerca di superficie è basata sull’osservazione, quella in ipogeo, del sottosuolo, viene condotta col metodo della stratificazione e dev’essere preventivamente autorizzata.

Eventuali reperti anche derivanti dall’osservazione di superficie devono obbligatoriamente essere segnalati e consegnati alla Soprintendenza provinciale».

Che ruolo avevano le coppelle devozionali? «Le coppelle sono piccole cavità circolari realizzate sulle rocce dai popoli preistorici. Risalgono al neolitico e all’età dei metalli. In alcuni casi erano prodotte da cause naturali. Contenevano l’acqua piovana presumibilmente usata a fini devozionali».

Il Menhir del Gigante e del Dormiente che significato hanno? «Il Menhir rappresenta la divinità e come tale ha una proporzione non paragonabile a quella dell’uomo. Dati i modi dell’esecuzione a percussione diretta, il menhir del Gigante con le sue forme sbozzate si colloca nel Paleolitico, mentre quello del Dormiente, con la sua forma lisciata può appartenere al Neolitico. Il Dormiente è una rappresentazione non tragica della morte, suppone un risveglio/rinascita».

 

Durante le lezioni la scrittrice Angelina Magnotta ha presentato il mito di fondazione degli Apuo Liguri in relazione alla scoperta fatta dall’Archeoclub Lunigianese A.L.A.T.E.

dell’incisione rupestre del ’cigno etnico’ in forma della cosiddetta “navicella ligustica”. E’ un altorilievo scolpito nella roccia, con una perfezione di tratto che oggi si direbbe di alta scuola. Esso, spiegava la scrittrice, riporta tutte le parti di un natante nella loro caratteristica strutturale e funzionale. Questa scultura mitica, altamente espressiva nella sua ‘primitività’, è accreditata dagli studiosi come simbolo del nostro popolo apuo ligure preistorico, caratterizzato da due anime: quella montana e quella marina. Il mito di Cicno, re degli Apuo Liguri, è una leggenda legata alla vicenda di Fetonte figlio di Apollo che, a riprova della sua origine divina, chiese e ottenne dal padre di guidare il carro del sole. Essendo inesperto, non seppe mantenerlo nel corso celeste e causò incendi in vaste zone della Terra, generando i deserti. Per evitare altri danni, Zeus lo colpì col fulmine. Fetonte morì e cadde nelle acque dell’Eridano, l’odierno fiume Po. Le Eliadi, sorelle di Fetonte, piansero a lungo e furono trasformate nei pioppi che circondano le rive. A sua volta Cicno, straziato per la scomparsa dell’amato Fetonte, fu trasformato da Apollo nel cigno dal triste canto, simbolo etnico del nostro popolo. Il ’cigno etnico’ è inserito in una duplice cornice di mandorla sacra, simbolo ripreso dal cristianesimo per rappresentare il divino.

Ha anche la funzione di ’barca solare’ che, in altre forme, troviamo in molte tradizioni delle civiltà del Mediterraneo come quella egizia. Rappresenta il ciclo apparente del sole che sorge e tramonta, con allusione al viaggio di purificazione dell’anima di ogni defunto e della sua rigenerazione, in parallelo con la morte e con la rinascita.

Ecco qui i protagonisti di Cronisti in classe della scuola primaria Plesso di Terrarossa Istituto Igino Cocchi di Licciana, la cui dirigente scolastica è la professoressa Enrica Ravioli. Classse 5^: Omer Asanovski, Usam Asanovski, Tuba Atef, Hajar Bendaouia, Azzurra Bongi, Alessia Boschetti, Lorenzo Candido, Diego Storti, Celeste Uberti, Nina Zeni. Le insegnanti che hanno partecipato: Annamaria Miglietta, Marzia Zini responsabile del progetto. 

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