ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado Colomba Antonietti di Bastia Umbra (PG) - 3B, 3F

Gino Strada, la cura oltre l’odio. Curare le vittime: no alla guerra

Diritto alla cura e dignità: gli studenti incontrano Emergency. Un viaggio senza confini

«Siete mai riusciti a trasformare un sogno in un progetto?». Inizia con questa sfida la storia di un chirurgo milanese che decide di lasciare la sicurezza della corsia ospedaliera per immergersi nell’inferno dei conflitti. In Afghanistan, i pazienti di Gino Strada non erano soldati, ma civili. Soprattutto bambini. Tra loro c’era Khalil, un piccolo con le mani distrutte dai “pappagalli verdi“, mine antiuomo progettate cinicamente per sembrare giocattoli. È dall’indignazione per questi sguardi che, nel 1994, nacque EMERGENCY: non una semplice Onlus, ma un’idea radicale di umanità che offre cure gratuite e d’eccellenza alle vittime della guerra e della povertà. Nei primi giorni di febbraio, le classi 3B e 3F della Scuola “Antonietti“ hanno incontrato Maura e Carla, volontarie di EMERGENCY, che hanno portato sui banchi la testimonianza di chi sfida l’orrore con la medicina. Il punto di partenza è stato un monito di Strada che non ammette repliche: “La guerra si può solo abolire, non umanizzare”. Da qui è iniziato un viaggio nei valori dell’associazione, primo fra tutti il diritto alla cura come principio universale: se la cura non è un diritto per tutti, diventa un privilegio per pochi.

La bellezza come resistenza Gino Strada ha costruito ospedali in zone di guerra seguendo un concetto rivoluzionario: la bellezza. Le strutture di EMERGENCY non sono centri di fortuna, ma edifici “scandalosamente belli”. Per Strada, la bellezza è il primo atto di cura: restituisce dignità a chi è stato calpestato dalla violenza. In questi ospedali vige un’unica regola ferrea: chiunque può entrare per essere curato, ma nessuno può farlo portando armi. È la zona neutra dove la vita torna a essere sacra.

La follia della guerra moderna Oggi il volto del conflitto è mutato in modo atroce. Se nella Grande Guerra le vittime civili erano il 15%, oggi le statistiche ci sbattono in faccia una realtà insostenibile: nelle guerre contemporanee la popolazione civile rappresenta il 93% delle vittime. Non si scontrano più eserciti contro eserciti; si colpiscono deliberatamente le case, le scuole, i mercati. Si colpisce l’infanzia per amputare il futuro di un popolo. EMERGENCY risponde a questa barbarie con la pratica dei diritti. Non prende posizione nelle dinamiche geopolitiche, ma si schiera apertamente per l’uomo.

La lezione lasciata da Gino Strada è un’eredità che scuote le coscienze: la pace non è un’astrazione, ma la presenza concreta di dignità. Curare una vittima non è solo un atto medico, è il modo più potente per dire “no“ alla follia della guerra.

 

Ricordare il passato non è mai facile, ma due nostri compagni hanno scelto di farlo per noi, trasformando il dolore in una preziosa testimonianza di vita. Le loro storie, nate rispettivamente in Ucraina e nel Kashmir, si intrecciano oggi in un unico, potente mosaico di resilienza e coraggio. Per lui, la vita era fatta di gesti quotidiani e serenità, finché il suono di una sirena e il buio improvviso di un rifugio non hanno spezzato ogni normalità. Fuggire in Italia è stata una necessità vitale per ritrova-re la pace, portando con sé solo i suoi dinosauri giocattolo: piccoli talismani di un’infanzia interrotta. Speculare è il racconto della nostra compagna partita dal Kashmir. Per lei la casa non è un semplice ricordo geografico, ma un profumo persistente: «L’odore della stabilità». Il suo viaggio è stato un salto nel vuoto, segnato dal freddo pungente e dalla nascita miracolosa di un fratellino proprio durante la sosta in Turchia. Nel suo bagaglio non c’era spazio per i giochi, solo per una sciarpa e alcune foto sbiadite. Entrambi hanno affrontato lo scontro con l’ignoto, tra lingue inizialmente indecifrabili e la fatica di ricostruire un’identità. Se lui oggi sogna di riabbracciare lo zio rimasto a combattere, lei ha trovato nel supporto dell’Arci la forza per tornare a respirare. «Essere rifugiati non è un’etichetta, è un’emozione profonda». Le loro radici ora si intrecciano con la nostra terra, ricordandoci che dietro ogni numero c’è una storia umana che merita rispetto e il diritto universale alla pace.

 

A cura della redazione di “Tra i banchi della Antonietti“. L’articolo è stato realizzato dagli studenti delle classi 3B e 3F della scuola secondaria di primo grado Colomba Antonietti di Bastia Umbra (Perugia), coordinati dalle insegnanti Fernanda Lavecchia e Michela Ridolfi. Un ringraziamento speciale ai nostri compagni per aver condiviso con noi un pezzo della loro vita, ricordandoci che la scuola è, prima di tutto, un luogo di incontro e umanità. Esprimiamo inoltre profonda gratitudine alle volontarie di Emergency per il loro prezioso contributo e supporto. Si allegano disegni e foto realizzati dalla redazione. 

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