Da un fiore a una magica città. La fantastica nascita di Prato
Fra leggenda e un particolare del dipinto del Botticelli gli studenti immaginano la fondazione della capitale del tessile. E’ un viaggio alle origini del territorio con al centro l’amore e la bellezza
Secondo una leggenda, le origini di Prato sarebbero legate a un antico mito rappresentato in un celebre dipinto di Botticelli.
Si racconta che, tanto tempo fa, esisteva una ninfa che amava far nascere fiori colorati e piante.
Si chiamava Clori, la stessa che vediamo rappresentata nel dipinto della Primavera realizzato da Sandro Botticelli. Di Clori era innamorato il vento Zefiro, che l’accompagnava spesso con i suoi soffi delicati. Un giorno, Clori partì desiderosa di esplorare nuove terre, scoprì un territorio ancora selvaggio, fatto di pianure, montagne e fiumi incontaminati che rese splendido con la sua magia, tanto da farlo sembrare dimora degli dei.
Dopo molto tempo Zefiro arrivò nella valle del Bisenzio e, con l’aiuto del vento Tramontana, ritrovò la sua amata.
Quando Zefiro incontrò di nuovo Clori quel luogo si trasformò in un tappeto pieno di fiori e colori: era la primavera. Clori si trasformò in una dea, e da quel momento prese il nome di Flora. Per la gioia, dal viso le scivolò una lacrima che rimase appesa, come una perla di rugiada, su un petalo.
Zefiro soffiò sopra lievemente e la goccia tremò. Il petalo si chiuse e divenne un fiore che sbocciò e ne uscì un bambino che emanava una grande luce.
Flora e Zefiro gli diedero il nome di Prathelion che significa sole del prato.
Da adulto, Prathelion scelse di vivere insieme agli uomini. Poiché il loro insediamento era in una zona paludosa, li guidò nel luogo in cui era nato.
Qui fondarono un villaggio che chiamarono Prato in onore del giovane che li aveva guidati e li proteggeva. Egli donò saggi consigli e insegnò a tessere e colorare i tessuti, un’arte che si sarebbe prolungata nei secoli. Un giorno, improvvisamente, sparì.
Ma Prato crebbe e diventò una grande città. Si racconta che, molto tempo dopo, un ragazzo che lavorava nella bottega di un pittore, a Prato, una notte fece un sogno che riprodusse poi in un quadro.
Era la Primavera, che Botticelli rappresentò in un prato ricchissimo di fiori, quasi un tappeto intrecciato di colori.
Questo può essere spiegato simbolicamente come un richiamo alla tradizione tessile di Prato, famosa per la lavorazione dei tessuti: così come i fiori si intrecciano nel dipinto, anche i fili si intrecciano nei telai.
E infatti a Prato troviamo anche la presenza costante di Zefiro che, insieme a Tramontana, volteggia e soffia, a volte energico e risoluto, nei cieli sopra la valle del Bisenzio.
Esiste un collegamento storico interessante tra Prato e il pittore del Rinascimento Sandro Botticelli. Nato a Firenze nel 1445, anche se non visse a lungo a Prato, questa città fu importante per la sua formazione artistica. Da da giovane, Botticelli, imparò a dipingere nella bottega di Filippo Lippi, un maestro molto noto che aveva lavorato per tanti anni proprio a Prato. In quegli anni Lippi era impegnato con gli affreschi nel Duomo di Prato, in particolare con le Storie di Santo Stefano e San Giovanni Battista, che oggi possiamo vedere nel museo dell’opera del Duomo.
Botticelli, ancora apprendista, collaborò probabilmente ai lavori e visse per un periodo in città. Ebbe così la possibilità di imparare dal suo maestro uno stile elegante, con figure delicate, volti dolci e movimenti armoniosi. Prato, in quel periodo, era molto legata a Firenze e gli artisti si spostavano facilmente. Per questo Botticelli conosceva bene l’ambiente artistico pratese e ne fu influenzato. Da adulto aprì la sua bottega a Firenze, dove dipinse opere come la Primavera e la Nascita di Venere dove vediamo figure eleganti, leggere, quasi come se danzassero. Sarebbe bello pensare che Botticelli possa aver realizzato la Primavera per omaggiare Prato negli anni della sua gioventù, dove il prato fiorito diventa simbolo di nascita, bellezza, creatività e artigianato, proprio come la città stessa.
Questa pagina del campionato di giornalismo de La Nazione è stata realizzata dagli studenti della 5c della scuola elementare “Claudio Puddu“ di Prato.
Studenti-cronisti in classe: Alessandro Benigni, Rimas Charhi, Filippo Fabbri, Emma Forti, Francesco Gargiulo, Greta Ghezzi, Thomas Giardinelli, Nora Lauria, Lorenzo Mati, Francesco Mauriello, Leonel Mulaj, David Odigie, Lavinia Pagli, Chiara Pettinaro, Sara Ricci, Mamdiarra Samb, Armina Tosku, Lavinia Vezeteu, Ludovica Virone, Elia Viti, Eisa Zaman, Anaid Zhuri.
Le vignette a corredo della pagina sono state realizzate dagli studenti.
Insegnanti-tutor: Teresa Rechichi, Ilaria Biagini, Francesco Molinaro ed Emanuele Glorioso.
Il dirigente scolastico dell’istituto comprensivo Puddu è il professor Roberto Santagata.