Se l’amore viene abbandonato. Gli animali lasciati per strada
Una scelta che condanna vite innocenti ogni anno. Educare alla responsabilità fin da piccoli
Che fine fanno gli animali quando smettono di essere utili? È una domanda che pesa, ma che non può più essere evitata. L’abbandono degli animali domestici è una ferita aperta della nostra società, un fenomeno che si ripete ogni anno, specie in estate, quando le valigie si riempiono e le coscienze si svuotano. Dietro ogni animale lasciato per strada c’è una scelta precisa, mai una necessità, che condanna un essere vivente alla paura, alla sofferenza e spesso alla morte. In Italia ogni anno vengono abbandonati decine di migliaia di animali, con un picco nei mesi estivi. Le vacanze sono il periodo più critico, molti proprietari dichiarano di non sapere dove lasciare il proprio animale. Cani e gatti le vittime principali, traditi da chi avrebbe dovuto proteggerli, lasciati lungo le strade, nei campi, legati ai cancelli dei canili come oggetti di cui liberarsi frettolosamente. Economiche e organizzative sono le cause principali dell’abbandono, costi veterinari e di mantenimento troppo elevati, la mancanza di strutture petfriendly, viaggi e trasferimenti complicano la vita dei padroni. Ma non dimentichiamo che tra le cause c’è anche la scarsa sensibilità nei confronti degli animali: li si acquista per fare regali, per accontentare qualche capriccio soprattutto durante il Natale, ma poi li si abbandona senza rimorso nell’immediatezza delle vacanze estive senza cercare soluzioni alternative che non creino conseguenze anche tragiche. Queste, infatti, le conseguenze che l’abbandono può causare: fame, malattie, ma anche la loro stessa morte.
A livello sociale abbiamo l’aumento del randagismo e costi elevati per comuni e associazioni, senza sottolineare quello che appare evidente a tutti: la perdita del valore e del rispetto della vita. In Italia l’abbandono di animali è un reato punito dal Codice Penale, con sanzioni e responsabilità penali per il proprietario. Le forze dell’ordine e le associazioni animaliste svolgono un ruolo fondamentale nel contrasto al fenomeno. I volontari dei canili raccontano di animali lasciati legati davanti ai rifugi. Molti di loro sono traumatizzati e solo pochi riescono a trovare una nuova famiglia. Campagne di sensibilizzazione, adozioni responsabili ed educazione al rispetto degli animali nelle scuole possono essere soluzioni per prevenire l’abbandono e l’inutile morte di queste povere creature. Abbandonare un animale significa tradire la sua fiducia.
Essere cittadini responsabili vuol dire scegliere la cura, non l’abbandono.
È arrivata in classe ed era commossa, ci ha raccontato la sua esperienza di volontaria al “Rifugio Tom”. Valeria, questo il suo nome, ha spiegato che il fenomeno registra un picco nel periodo estivo, quando molti partono per le vacanze, ma in realtà dura tutto l’anno. Oltre l’80% degli animali abbandonati rischia incidenti o morte per stenti. Quando arrivano in struttura sono molto impauriti: un ambiente nuovo, il trauma dell’abbandono. Secondo noi, chi abbandona un animale dimostra scarsa sensibilità e poca consapevolezza delle proprie responsabilità. Nei rifugi, previa disponibilità di spazio e un buon numero di richieste, molti animali riescono a essere adottati in poche settimane; tuttavia, tutto dipende dalla capienza del canile, dalle risorse economiche e dalla collaborazione dei volontari.
Per prevenire l’abbandono si punta soprattutto su campagne di microchippatura e sterilizzazione, e la promozione di adozioni consapevoli. Importanti sono anche gli incontri di sensibilizzazione nelle scuole e le campagne informative, per educare i piccoli al rispetto degli animali. Crediamo che l’amore per gli animali nasca da lontano, dall’infanzia, qualcosa che portiamo dentro lasciatoci dai nostri genitori. Nasce dall’amore per la natura e di tutto ciò che in essa vive e cresce. Diventa poi azione concreta nell’accudire i nostri amici animali, desiderare la loro vita insieme a noi.
Questa pagina del Campionato di giornalismo è stata realizzata dall’istituto comprensivo De André, scuola media Duca d’Aosta, classe III F: Samuele Carlo Bachini, Claudio Baglini, Emma Baglini, Stiven Belaj, Alice Bommarito, Diego Capannini, Anita Olga Cassisa, Lara Castoldi, Gabriele Cecconi, Aurora Falciani, Francesco Gallana, Francesco Giannetti, Angelica Hoxha, Elettra Iacobelli, Lose Panela Lapi, Giorgia Lepureni, Jacopo Melani, Noemi Morganti, Biagio Orlando, Gemma Poli, Francesco Puccioni, Mattia Rafaniello, Domenico Vetrano, Giorgia Vetrano. Tutor professoressa Elisabetta Formaggi.