L’alluvione del ’66 negli occhi. «Quella notte interminabile»
Castelnuovo, borgo contadino, esattamente 60 anni venne invaso dall’acqua. Fu tanta la paura negli abitanti. Mila aveva solo 14 anni, ma di quelle ore ricorda ogni singolo istante
Il fiume: filo che unisce o onda di paura? La IV D della scuola primaria Collodi di Prato racconta l’alluvione del ‘66. Prato, 4 novembre 2026, il filo è «un filo che lega» come dice la nostra maestra, perché ogni goccia corre verso il mare e ogni mare corre verso un grande oceano. Il fiume però può anche trasformarsi in un nemico che distrugge se viene trascurato dall’uomo. Noi abbiamo voluto capire come nasce la paura dell’alluvione intervistando Mila Moretti, la sorella della maestra, che la forza distruttrice l’ha vista con i propri occhi. Una notte interminabile a Castelnuovo nel 1966, Castelnuovo era un borgo contadino con un alimentari e una merciaia, semplice e spesso festoso, ma in un attimo si trasformò in un incubo d’acqua. Mila, che allora aveva 14 anni, ricorda ancora il momento in cui l’alluvione ’bussò’ alla porta. «L’acqua stava entrando in cucina», racconta non senza emozione, «Remo, il capofamiglia, l’uomo più anziano della casa, diede l’allarme e tutti si corse ai piani di sopra».
Mentre fuori il mondo affogava, dentro la casa la famiglia si divise in due: le donne si riunirono nella camera della vecchia Erminia e per tutta la notte l’Erminia guidò il Rosario facendolo diventare una preghiera infinita; gli uomini invece, tentarono l’impossibile: camminare sui tetti scivolosi delle case per raggiungere il campanile della chiesa. «Ricordo come fosse ora che la Iolanda urlava a marito e figlio di stare attenti!», dice Mila «quando finalmente le campane nel buio suonarono, si capì che la speranza non era perduta: gli aiuti sarebbero arrivati». Al mattino, sotto un cielo plumbeo, arrivò un gommone dei pompieri. I volontari avvicinarono il gommone alla scala esterna e fecero salire sopra la famiglia. «No, l’Erminia no, non salì sul gommone! Lei non voleva lasciare la sua casa, quella casa che l’aveva vista nascere, crescere, sposa, mamma e nonna. No no, quella casa non la volle proprio lasciare». Il gommone partì, i soccorritori diedero latte caldo, coperte e caramelle, ma Castelnuovo? Castelnuovo non c’era più, aveva lasciato il posto ad un grande lago spaventoso dove galleggiavano i resti di una vita contadina e gli animali che non si erano salvati.
Per Denise, la nostra maestra, il ricordo di questo viaggio è legato alla dolcezza del latte e delle caramelle ricevuti dai soccorritori; per Mila invece fu solo la fine di un incubo non appena il gommone arrivò alla Misericordia di Grignano che si trovava di fronte all’attuale Conad. Comunque sia la storia e i diversi punti di vista ancora oggi, il trauma dell’alluvione vive nei loro gesti: Mila non riesce più a mettere i piedi nell’acqua, né al mare ne al fiume, e Denise attraversa i ponti solo correndo. Quando il fiume decise di farsi nemico, l’unica barriera possibile fu “il cuore degli uomini”.
Gli angeli del fango del ‘66.
Nel ‘66, mentre Firenze e le sue campagne erano sommerse, migliaia di giovani da tutta Italia e dal mondo, chiamati poi «angeli del fango», arrivarono a spalare, pulire e salvare, ricordi, vite, libri, opere d’arte e quant’altro poteva essere salvato. Sessanta anni fa la vera ’scialuppa’ di salvataggio fu la solidarietà . All’alba del 4 novembre 1966, dopo giorni di piogge ininterrotte, l’Arno ruppe gli argini a Firenze. In poco tempo la piena si riversò per le strade, invadendo il centro storico. In poche ore raggiunse la basilica di Santa Croce e Piazza del Duomo, dove il livello dell’acqua arrivò a un picco di quasi 5 metri. Durante l’alluvione la città fu invasa da 250 milioni di metri cubi d’acqua e 600mila di fango.
Uno scenario apocalittico che metteva in pericolo non solo i cittadini, ma anche un inestimabile patrimonio artistico. Gli abitanti della città si rimboccarono le maniche e fu mobilitato persino l’esercito. Ma i tesori d’arte in pericolo erano troppi: il fango metteva a rischio dipinti, affreschi, manoscritti, sculture… A quel punto, nella tragedia, accadde qualcosa di straordinario. Moltissime persone, giovani e meno giovani, si misero in viaggio dall’Italia e da tutto il mondo. In città arrivarono migliaia di volontari per tentare di salvare il patrimonio artistico fiorentino.
La pagina è stata realizzata dagli alunni cronisti della classe IV D della scuola primaria Collodi istituto comprensivo Malaparte.
Ecco gli studenti redattori che si sono documentati e hanno realizzato la pagina monografica che pubblichiamo sul tema dell’alluvione del ’66.
Ecco i nomi: Abraha Ghebrehiwet Natnael, Cai Fiona Dai Cynthia, Dai Sofia, Godwin Testimony, Hu Lihan, Jamal Lamyea, Qasim Muhammad Awais, Qu Enzo, Ralvoni Vittorio, Ren Jeremy, Shima Amelia, Spiridon Elia, Tariq Hannan, Xiao Kevin Yu Owen, Zhang Tony, Zhou Sofia.
Gli studenti sono stati coordinati dagli insegnanti: Maurizio Fara, Valeria Gabriele, Lorenzo Galluzzo, Claudia Marchese e Denise Moretti e dalla dirigente scolastica Stefania Neroni.