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COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado Petrarca di Castiglione d'Orcia (SI) - Redazione

Donne, diritti e futuro. Una storia tutta da scrivere

Dal primo voto femminile alla parità: ottant’anni di conquiste e sfide ancora aperte

Sono passati 80 anni da una grande conquista nell’ambito dei diritti delle donne: il 10 marzo 1946 le donne furono per la prima volta chiamate alle urne. In quella giornata votarono circa 13 milioni di donne e ne furono elette 21. Un traguardo arrivato dopo secoli di esclusione, in cui il ruolo della donna era confinato a quello di madre e moglie, negandole pari diritti civili, politici e lavorativi perché “il suo cervello pesa cento grammi in meno rispetto a quello di un uomo”. Solo con la Prima Guerra Mondiale, per motivi di necessità, iniziarono ad essere impiegate nelle fabbriche e come infermiere al fronte, salvo poi essere accusate di rubare il posto di lavoro ai reduci. Determinante fu anche il loro contributo alla Resistenza, con circa 70 mila donne impegnate come staffette, combattenti, infermiere. Nel secondo dopoguerra, le lotte femministe portarono a grandi conquiste: l’accesso agli impieghi pubblici, la legge sul divorzio e quella sull’aborto negli anni ‘70, l’abolizione del delitto d’onore e del matrimonio riparatore nel 1981, fino alle più recenti leggi contro lo stalking e il femminicidio.

Tuttavia, sono ancora molti i Paesi nel mondo in cui solo il fatto di essere donna è considerato un reato: in Afghanistan, ad esempio, alle donne sono negati istruzione, lavoro e libertà di movimento. Secondo il Global Gender Gap Report del 2025, ci vorranno altri 123 anni prima di raggiungere la parità di genere e l’Italia si colloca all’85° posto su 148 paesi.

La disparità di genere si radica nella società sin dall’infanzia: chi lo dice che una bambina debba giocare con le bambole e un bambino con le macchinine? O che una femmina debba necessariamente vestire di rosa, mentre un maschio di azzurro? Siamo abituati ad essere incasellati in etichette prestabilite sin dalla tenera età.

Inoltre, anche sul lavoro persistono forti squilibri: le donne guadagnano in media il 25% in meno degli uomini e il congedo parentale per i padri resta limitato a dieci giorni.

L’anniversario del 1946 richiama l’urgenza di continuare a costruire una società fondata sul rispetto, sulle pari opportunità; una società in cui tutti possano avere il diritto di sentirsi fragili, maschi e femmine, e di esprimere liberamente le proprie emozioni e nessuna donna debba più scegliere tra famiglia e lavoro.

Ma soprattutto, ci ricorda che le conquiste di oggi sono frutto delle lotte di ieri: sta a noi, che siamo il futuro, ora, custodire questo insegnamento e non disperderlo.

 

Paola Cortellesi, in un celebre monologo, in occasione della premiazione del David di Donatello, recita in maniera ironica: ’per fortuna sono solo parole’.

Ma se non lo fossero? Ad oggi si parla ancora troppo poco del peso delle parole nella costruzione di stereotipi di genere.

Sin dall’infanzia, la società trasmette modelli comportamentali diversi in base al genere. Si pensi, ad esempio alle frasi inserite nei libri di grammatica che educano i bambini ancora piccoli, ad un’idea sbagliata del ruolo della donna e dell’uomo: «La mamma cucina» / «Il babbo lavora», che propongono un’immagine riduttiva e superata dei ruoli familiari.

Molte parole, inoltre, cambiano di significato passando dalla declinazione maschile a quella femminile, nutrendosi immediatamente di un’accezione negativa e degradante: cortigiano/ cortigiana, uomo di mondo/donna di mondo, uomo disponibile/donna disponibile. «Le parole sono pietre», diceva Camilleri, perché feriscono. Anche in ambito lavorativo a nessuno verrebbe mai in mente di dire ad un uomo: «chissà che ha fatto per arrivare fin qui!» Le parole, infine, contribuiscono alla stereotipizzazione dei comportamenti, perché contribuiscono a creare una società in cui un ragazzo, se piange, veste di rosa oppure vuole fare il ballerino, viene considerato una ’femminuccia’; una ragazza che ama la matematica o indossa una felpa viene invece considerata un ’maschiaccio’. Dire certe cose significa togliere delle possibilità prima ancora di provarci. Lasciamo che le persone siano ciò che vogliono essere.

 

Gli studenti della scuola media ’F. Petrarca’ di Castiglione d’Orcia-Istituto ’Avogadro-Vinci’: Ballerini Elena Marie Claude Bartali Matteo Giorni Mattia Graziani Melissa Guasconi Camilla Landi Emma Lostia Giorgia Maffei Sabrina Mut Luciana Camila Docente tutor: Ilaria Malacaria Dirigente scolastica: Valeria Giovagnoli

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