ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria I grado Vanghetti di Empoli (FI) - 2C

Cambiamenti climatici e migranti. «La crisi silenziosa del mondo»

Sono tante le comunità costrette a lasciare temporaneamente o definitivamente le proprie terre

Secondo le stime dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite in media ogni anno 20 milioni di persone sono costrette a spostarsi a causa dei cambiamenti climatici, si prevede che entro il 2050 saranno circa 200 milioni gli sfollati a seguito di disastri naturali. Si tratta di previsioni allarmanti dal momento che, con l’aumento di emissioni di gas serra nell’atmosfera e del riscaldamento globale, sono sempre più frequenti fenomeni meteorologici catastrofi ambientali che avranno inevitabili effetti sulle condizioni di vita delle popolazioni che abitano le regioni più a rischio. Il fenomeno desta sempre più la preoccupazione degli esperti che parlano oggi di “migrazioni climatiche” riferendosi a quelle comunità costrette a lasciare temporaneamente o definitivamente le loro terre devastate da siccità persistente, desertificazione, inondazioni, innalzamento del livello del mare a seguito della fusione dei ghiacciai e dell’espansione degli oceani che distruggono regioni costiere e piccole isole.

La scarsità delle risorse come la carenza di acqua, la perdita della casa, del bestiame o dei raccolti rendono impossibile a queste persone mantenere condizioni di vita dignitose e le costringono a cercare rifugio altrove, spesso all’interno dei propri confini nazionali, in regioni vicine e più raramente in altri stati. Tra le principali zone interessate dalle migrazioni climatiche troviamo paesi la cui posizione geografica e morfologia del territorio rendono più vulnerabili: il Corno d’Africa per la scarsità di acqua e i frequenti periodi siccità, l’Asia meridionale per le frequenti inondazioni, i piccoli stati insulari dell’Oceano Pacifico che rischiano letteralmente di sparire per il progressivo innalzamento del livello del mare. Le conseguenze a livello sociale, economico e politico del fenomeno sono sotto gli occhi di tutti e riguardano soprattutto la scomparsa delle culture locali, la perdita dei mezzi di sussistenza, l’insorgere di conflitti spesso legati all’accesso alle scarse risorse.

Come è possibile porre rimedio a quella che l’Onu definisce “la crisi silenziosa del mondo”? Se non è semplice trovare una definitiva soluzione al problema, sarà comunque necessario cercare almeno di attenuarne l’impatto attraverso una serie di azioni integrate che prevedano prima di tutto il riconoscimento dello status di “migrante climatico” e poi la drastica riduzione globale delle emissioni di gas serra e consistenti investimenti in tecniche e mezzi di adattamento ai cambiamenti ambientali.

 

Particolarmente esposto agli effetti dei cambiamenti climatici per la sua posizione geografica, il Bangladesh è il terzo paese al mondo con il più alto rischio di migrazioni per inondazioni. Si trova su una pianura alluvionale fra il Gange e il Brahmaputra, le coste sono molto basse e circa i due terzi del paese è situato a meno di quattro metri sul livello del mare. Le comunità sono esposte all’innalzamento del livello del mare che erode le zone costiere e infiltra acqua salata nei terreni agricoli rendendo difficoltose le coltivazioni. A farne le spese sono soprattutto agricoltori e pescatori che si vedono costretti a sfollare nelle grandi città dell’interno o nella capitale Dacca, megalopoli da 15 milioni di abitanti. Qui, all’interno di baraccopoli prive di servizi e in condizioni igieniche precarie, vengono impiegati come operai nelle fabbriche, spesso diventando vittime di sfruttamento. Il governo sta cercando di investire in politiche di adattamento al climate change, costruendo centri urbani in grado di accogliere i migranti e promuovendo una piattaforma di scambio di informazioni scientifiche per aiutare i cittadini ad affrontare la crisi climatica. Grazie ad essa i contadini sono riusciti a selezionare una varietà di riso resistente all’alto livello di salinità del terreno e a creare piccoli orti domestici d’emergenza in caso di inondazioni.

Classe 2^C della Scuola Secondaria di Primo Grado «G. Vanghetti» Gli studenti giornalisti Aurora Bianchi, Amedeo Borgianni, Emma Chiavacci, Lucrezia Cioni, Rebecca Conforti, Benedetta Craca, Gabriele De Rocchis, Farrukh Muhammad, Perla Giuntini, Shakib Al Hasan, Kevin Liu, Vittoria Lubrano Di Diego, Andrea Lucarelli, Ester Marmugi, Marco Marongiu, Jacopo Morcaldi, Giacomo Papaleo, Azzurra Pellegrini, Kevin Pitimada, Alessio Popolo, Ilias Razek, Vittorio Salvestrini, Adele Sani, Isabella Silva Docente tutor Serena Marrocchesi Dirigente Scolastico Marco Venturini

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