Agenda 2030: ci siamo quasi…. Ma siamo davvero pronti?
Analisi verso il futuro fatto dai ragazzi, guardando anche agli obiettivi necessari per l’Europa
Nel 2015 l’ONU ha lanciato l’Agenda 2030: una lista di obiettivi (17 grandi “missioni”, con tanti traguardi più piccoli) firmata da 193 Paesi. Dentro c’è praticamente tutto quello che serve per vivere bene senza distruggere il pianeta: ambiente, uguaglianza, diritti, cibo e acqua per tutti, scuola, lavoro dignitoso, città più vivibili. E adesso? Siamo nel 2026. Mancano pochi anni alla scadenza del 2030 e la domanda viene spontanea: stiamo correndo o stiamo camminando al rallentatore? La risposta è chiara: i progressi sono troppo lenti. Secondo i dati raccolti dalle Nazioni Unite, solo circa il 35% dei target monitorati è “in linea” o sta facendo progressi moderati. Il resto è un mix di ritardi e, cosa ancora più preoccupante, passi indietro: per circa il 47% dei target i progressi sono insufficienti e per circa il 18% c’è regressione rispetto al 2015. “Ok, ma cosa significa davvero?” Significa che su temi come povertà, fame, disuguaglianze e clima il mondo non sta andando abbastanza veloce. E spesso non è perché non sappiamo cosa fare, ma perché tra pandemia, crisi economiche e conflitti, molti Paesi hanno rallentato investimenti e collaborazione. Non è tutto buio.
Anzi: ci sono settori in cui la spinta si vede. Un esempio è l’energia. Le rinnovabili stanno crescendo: nel 2024, secondo un report le fonti rinnovabili hanno generato circa il 32% dell’elettricità globale, un record. Insomma: la speranza non è una favola, però va costruita.
E dopo il 2030? Qui arriva la parte che ci fa discutere anche tra noi ragazzi: se al 2030 non ce la facciamo, l’Agenda “scade” come lo yogurt e basta? In realtà, in questi anni è nata una proposta che gira molto nel mondo scientifico: alcuni ricercatori e ricercatrici hanno suggerito di estendere certi obiettivi al 2050, e poi costruire una nuova agenda più adatta alle sfide future. Non significa “rimandiamo e basta”. Significa piuttosto che, se siamo in ritardo, dobbiamo cambiare marcia e anche migliorare la strategia, invece di fingere che tutto andrà a posto da solo. Diciamolo: quando sentiamo parlare di Agenda 2030 a volte ci suona come burocrazia. Parole difficili, numeri, scadenze. Sembra una “lista della spesa” scritta da qualcuno a tavolino, fredda e asettica. Eppure, se la traduci in lingua umana, l’Agenda è una cosa molto semplice: una bussola.
Serve per evitare di finire in un futuro in cui si respira smog come fosse normale, l’acqua pulita è un privilegio, chi nasce povero resta povero, un mondo in cui la natura diventa uno sfondo rovinato.
I governi devono fare tantissimo: leggi, investimenti, controlli, accordi internazionali. Ma noi non siamo “troppo piccoli” per contare. Le missioni non chiedono superpoteri: richiedono buone idee e costanza. Il futuro non si salva con una frase motivazionale. Si salva con un sacco di gesti minuscoli che, messi insieme, fanno rumore: il click quando spegni una luce inutile, i passi quando vai a piedi o in bici, il no a oggetti usa-e-getta che durano 5 minuti e inquinano per anni, il rispetto verso chi è in difficoltà (perché sostenibilità senza giustizia è solo una parola elegante). Quindi, cosa succederà alla scadenza? Probabilmente succederanno due cose insieme: sarà fatto un “bilancio” globale (chi ha fatto cosa, quali obiettivi sono più indietro, quali politiche funzionano) e, a seguire, un confronto sul “dopo”: correggere rotta, finanziare meglio, e forse allungare alcuni traguardi o creare una nuova agenda più forte e più realistica. E noi, nel frattempo, possiamo scegliere se restare spettatori o diventare protagonisti. Perché l’Agenda 2030 non è solo un progetto “per i grandi”.
E se oggi sembra lontano, forse è perché dobbiamo smettere di guardarlo come un foglio pieno di numeri e iniziare a vederlo per quello che è: una scelta quotidiana. In sintesi, il 2030 non rappresenta una fine, ma un punto di svolta: il momento in cui emergerà chiaramente chi ha investito nel futuro e chi ha rimandato troppo a lungo.
Ecco i protagonisti di Cronisti in Classe: Caterina Balata Alessia Cecchiero Aurora Cremonini Andrea Del Turco Greta Discepolo Lorenzo Favorido Tommaso Ferrera Pietro Ferrucci Pietro Frattali Camilla Fusaro Francesca Ghelardini Fanni Maestrini Renato Manna Oscar Mazzeranghi Enrico Musicco Andrea Pierangeli Alice Provenzale Bruno Rasin Lorenzo Rizzuni Alessio Santoro Agata Sardi Dario Simonini Gregorio Vannini Dario Veracini Andrea Vetrone Matilde Zampicinini Prof.ssa Giorgia Martano