Il progetto ’Dalle api al miele’. Storie di… piccole lavoratrici
L’iniziativa della Coldiretti spiegata dagli alunni della 4B della scuola primaria Tifoni di Pontremoli L’incontro con l’apicoltrice professionista Spreafico per parlare di territorio ed eccellenza
Lo scorso 25 novembre 2025, noi alunni della classe 4^B, abbiamo partecipato al progetto “Dalle api al miele”, proposto dalla Coldiretti (Associazione di rappresentanza e assistenza dell’agricoltura italiana), presentato dalla presidente per la provincia di Massa-Carrara, Francesca Ferrari e svolto da Giovanna Spreafico, un’apicoltrice professionista che ci ha raccontato la vita delle api e presentato il miele D.O.P della Lunigiana. Abbiamo imparato a riconoscere l’ape regina, le api operaie e i loro compiti e abbiamo capito che il miele non nasce nel vasetto, ma che è il frutto di un lavoro paziente e attento.
Le api, come l’Apis Mellifera, svolgono un’attività preziosa chiamata impollinazione. L’impollinazione avviene quando le api si spostano da un fiore all’altro per raccogliere il nettare e così trasportano il polline, che permette alle piante di riprodursi. Abbiamo scoperto che senza le api molte piante non potrebbero né crescere né produrre frutti. La loro casa è l’alveare. Ogni alveare ha una regina, molte operaie e alcuni fuchi. All’interno costruiscono i favi con la cera, formando tante cellette. Nelle cellette depongono le uova, allevano le larve e conservano il miele. La signora Giovanna ha portato in classe un’arnia didattica e ci ha spiegato che l’uomo, per proteggerle dal freddo e dalla pioggia, costruisce loro le arnie: piccole casette di legno che contengono telai mobili dove esse costruiscono i loro favi.
Così è facile controllarle e raccogliere il miele con attenzione, senza rovinare l’alveare.
Il luogo dove vengono poste si chiama apiario e l’apicoltore se ne prende cura. Grazie al suo impegno possiamo avere miele, cera e altri prodotti naturali. Egli lavora in sicurezza per non disturbare il loro lavoro. Per non essere punto indossa una tuta protettiva, un cappello con una rete che protegge il viso, guanti e stivali. L’apicoltore usa an-che l’affumicatore perché il fumo le calma e le aiuta a restare tranquille, mentre egli compie il suo lavoro nel rispetto della natura. Abbiamo scoperto che gli apicoltori per riconoscere l’ape regina la segnano con un colore sul dorso, così da trovarla più facilmente. I colori sono cinque (bianco, giallo, rosso, verde, blu), sono convenzionali e si ripetono ogni cinque anni.
Anche gli antichi Egizi, che studiamo quest’anno, conoscevano e amavano il miele. Lo chiamavano il “nettare degli dèi”. Si trovano testimonianze nei geroglifici e nei papiri a dimostrazione di quanto sia prezioso questo alimento.
Tutti sappiamo che il veleno delle api è una sostanza che questi piccoli insetti usano per difendersi, per proteggere se stessi e l’alveare. Quando l’ape ci punge, il pungiglione rilascia del veleno che provoca arrossamento e un po’ di dolore. Lei ne paga, comunque, un prezzo alto perché, perdendo il pungiglione, perde parti vitali del suo corpo e muore. A volte, però, il veleno può causare reazioni allergiche gravi come lo shock anafilattico, quindi, anche se naturale, l’apiterapia va usata sotto stretto controllo medico. Ma cos’è l’apiterapia? Semplicemente si tratta di una pratica naturale che utilizza i prodotti delle api per favorire il benessere della persona. In che modo viene estratto il veleno senza uccidere l’ape? Nell’antichità si usava l’apiterapia diretta oppure la rimozione chirurgica del sacco velenifero, un metodo che causava la morte dell’ape. Oggi esiste un sistema sicuro per l’insetto. Si posiziona una lastra di vetro davanti all’arnia, la si collega a un leggero impulso elettrico che induce le api a pungere la superficie del vetro. Il pungiglione non resta conficcato come nella pelle, l’ape non muore e può tornare nell’alveare. Il veleno rimane sulla lastra, viene raccolto, purificato e utilizzato per curare dolori articolari o problemi reumatici, nonché nell’industria cosmetica. L’apiterapia è studiata in tutto il mondo per capire meglio i suoi possibili benefici, sempre nel rispetto delle api, che sono preziose per il nostro pianeta.
Ecco i protagonisti di Cronisti in classe dell’Istituto comprensivo “G. Tifoni” di Pontremoli, la cui dirigente scolastica è la professoressa Lucia Baracchini. Classe 4B T.P.: Samy Agouigui, Leonardo Bastiano Anelli, Irene Angella, Alessandro Benelli, Sofia Bergamaschi, Elettra Dattolico, Erik Dosku, Agata Ferrari, Leonardo Ferretti, Amelia Gjishti, Davide Gjishti, Vira Gladka, Arianna Giulia Greco, Francesco Gussoni, Albian Koci, Anna Chiara Lucchetti, Alessandro Onorato, Samuel Schwandner, Matilde Marie Sotelo Avogadri, Oltion Sulaj, Virginia Amelia Zavattaro.