«Abbiamo bisogno di Rodari». Parole che cambiano il mondo
Un maestro che insegna rispetto, fantasia e coraggio. I giovani attori del Coro De André
Non è come gli altri, ma è qua, ci sarà da fidarsi, chissà! Dice cose un po’ strane e non sa cosa fare, ma gli piace, gli piace ascoltare».
Con queste parole i giovani attori del Coro De André ci hanno presentato Gianni Rodari, il maestro scomparso il 14 aprile 1980 che tanto ha fatto per la scuola e la società. E oggi? Oggi c’è ancora bisogno di lui. Secondo noi la scuola si impegna molto nella lotta contro la violenza, promuovendo iniziative come le giornate contro il bullismo, per esempio la giornata dei «calzini spaiati« per il rispetto della diversità, il Giorno della Memoria, per ricordare gli errori del passato per non commetterli più, o la giornata contro la violenza sulle donne il 25 novembre. Tutte queste tematiche vengono approfondite dai nostri insegnanti durante le ore dedicate all’educazione civica e in molte altre occasioni. Eppure, anche a scuola, si verificano spesso episodi gravi, e alcuni proprio vicino a noi, perché non basta parlare di regole: bisogna educare alle emozioni, al dialogo e alla gestione della rabbia. Inoltre noi ragazzi di oggi siamo molto legati alla modernità e alla tecnologia; quello che a volte ci manca è proprio ciò che Rodari voleva promuovere: lo stimolo della creatività e della fantasia. Spesso abbiamo difficoltà a inventare e a lavorare solo con la mente, perché siamo troppo condizionati dagli oggetti digitali che ci circondano. Potremmo imparare molto dal passato, quando non si aveva tutto e bisognava ingegnarsi per far passare il tempo. La scuola dovrebbe ispirarsi di più a Rodari e alla sua idea di superare la didattica tradizionale e bisognerebbe dare più spazio all’invenzione e alle attività libere, come per esempio accade nella nostra scuola. Gianni Rodari pensava che inventare storie fosse un metodo educativo molto più efficace delle classiche lezioni: l’invenzione narrativa spinge i bambini a pensare, a sviluppare il pensiero critico e la creatività, insegnando senza mai annoiare.
Questo modo di pensare si riflette anche nello spettacolo del Coro De André: il protagonista, invece di correggere i compiti degli alunni in modo tradizionale, decide di inventare una storia partendo proprio dai loro sbagli. In questa visione l’errore diventa un’occasione per creare un mondo migliore. Secondo noi queste idee sono ancora attuali ed efficaci. La scuola dunque ha bisogno dei consigli di Rodari perché la fantasia, la scoperta e il gioco sono essenziali per la crescita. Anche sbagliare è fondamentale: come diceva sempre una maestra delle elementari che alcuni di noi hanno conosciuto, «dagli errori nascono i capolavori».
Sono le parole con cui il nuovo supplente Gianni Rodari saluta i suoi alunni in una scuola media ed elementare, dove ragazzi di età diverse lavorano fianco a fianco. Dopo aver osservato i loro errori e le loro curiosità, infatti, Rodari ha deciso di lanciarsi in un esperimento: lasciare che fossero i bambini stessi a inventare e recitare una storia, liberando la propria creatività. La favola prende vita lentamente, e racconta le avventure del vecchissimo Barone Lamberto, che, grazie a un santone arabo, scopre il segreto per restare giovane e in salute per sempre. A dar vita alla storia, in due matinée per le scuole, sono stati i giovani attori del Coro de André, dai 6 ai 16 anni, diretti da Gloria Clemente, che hanno interpretato alla perfezione questa favola strana e divertente, piena di avvenimenti e avventure che ci hanno sorpreso molto, anche perché non solo gli attori sono bravi a recitare e a cantare, ma c’è tra loro un legame co-sì forte che li connette anche al pubblico.
Come ci ha spiegato Gloria Clemente durante un incontro con la nostra classe, dedicare uno spettacolo a Rodari è stata una scelta naturale. «Ogni educatore, prima o poi, si confronta con le sue idee, che possono essere un vero faro, anche in un momento così difficile per la scuola». La creatività può salvare il mondo, perché, citando ancora una bellissima canzone dello spettacolo, «la fiaba è un metodo, non è un peccato».
Ecco i nomi dei protagonisti Scuola J. Piaget, diretta da Margherita Gesu Classe 1G Juan, Roia, Rebecca, Anna, Sofia, Sofia, Riccardo, Kai, Viola, Nicole, Hidaya, Giulio, Sebastiano, Enrico, Kristel, Federico, Alicia, Sara, Gloria, Wiame, Lyla con la collaborazione di Alice, Anna, Federica, Viola della classe 2E