ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado Ippolito Nievo di Pienza (SI) - 1A

Pietre che sussurrano il passato. Alla scoperta delle fonti di Pienza

Passeggiando tra acqua, storia e ricordi: dalla ’Porciani fons’ ai lavatoi pubblici

Ci sono luoghi che raccontano epoche passate e vite che oggi facciamo fatica persino ad immaginare.

Passeggiando nella campagna di Pienza dove il terreno diventa argilloso e l’acqua riemerge, avrete sicuramente visto delle vasche d’acqua ricoperte in parte dalla vegetazione e ormai inutilizzate: sono le antiche fonti di Pienza.

Servivano per molti scopi: quello principale era per approvvigionarsi di acqua potabile, visto che l’acqua a Pienza è arrivata solo negli anni ‘30, per abbeverare gli animali e anche per lavare i panni.

Vi accompagniamo in una passeggiata tra questi luoghi che un tempo erano essenziali per vivere. Partiamo con la Porciani fons, chiamata così perché si trova vicino al podere Porciano. Questa fonte conserva un arco medievale fatto di arenaria. L’acqua filtrava dal muro di fondo e riempiva la vasca per poi tracimare in una vasca più grande divisa in due da un contrafforte. E’ qui che le donne lavavano i panni, come testimoniano le pietre inclinate del parapetto.

Dall’altra parte della strada troviamo la fonte tonda, più recente rispetto a quella di Porciano, usata fino agli anni ‘50 come lavatoio pubblico. La sua forma circolare permetteva a più donne di lavare i panni contemporaneamente. Prima vi era una copertura di cui oggi sono visibili solo alcuni resti. Se continuiamo la passeggiata verso la Pieve di Corsignano, arriviamo alla fonte della Pieve. L’acqua di questa fonte veniva usata soprattutto per bere, infatti «all’interno vi erano varie vasche di decantazione che servivano per depurare l’acqua prima che uscisse da una cannella. Osservando attentamente il muretto, si può notare una mezzaluna, simbolo della famiglia Piccolomini. Dalla fonte della Pieve l’acqua passava in una grande cisterna rettangolare, chiamata la fonte dei morti perché usata per lavare i panni dei defunti.

Oggi è coperta da rovi e terra e resta visibile solo una parte di muro. Tornando verso Pienza, salendo per Via delle Fonti, fino agli anni ‘90 si potevano vedere i lavatoi pubblici costruiti negli anni trenta e dotati di maggiori comodità: un rubinetto e due vasche, una per lavare i panni sporchi e l’altra per risciacquarli.

Oggi non è più possibile vederli, perché sono stati abbattuti; ne resta soltanto la copertura e il nome della via, che ne conserva il ricordo. La nostra passeggiata finisce qui; con il tempo le cose si dimenticano, ma basta fermarsi e prestare attenzione a ciò che le pietre ci raccontano per fare un salto nel passato e poter sentire la loro voce silenziosa.

 

Quando l’acqua nelle case era un miraggio e non esistevano né lavatrici né detersivi, le nostre nonne dovevano andare alle fonti! Nonna, ci racconti come si lavavano i panni ai tuoi tempi? «Lavare i panni era un lavoro molto faticoso: ci voleva tempo e occorreva l’aiuto di tutte le donne di casa; per questo si faceva solo poche volte al mese».

E il sapone? Come lo facevate? «Si usava la cenere».

La cenere? Ho capito bene? «Si mettevano i panni in una grande conca simile ad un vaso da fiori ma con un buco sul lato per far defluire l’acqua; si copriva con un telo filtrante sul quale veniva gettata la cenere e poi su questo si versava acqua bollente, varie volte. L’acqua passando attraverso la cenere diventava giallognola e serviva per igienizzare e sbiancare. Questo liquido si chiamava ranno o lisciva.

La mamma lo usava anche per lavarmi i capelli. Il lavoro cominciava il giorno prima, perché i panni dovevano restare in ammollo tutta la notte. La mattina, poi, si andava alle fonti, dove i panni venivano strofinati a mano e sbattuti sulle pietre inclinate del lavatoio».

Ma il sapone solido non c’era? «Sì, si faceva con il grasso del maiale, acqua e ranno; si faceva bollire per tante ore e poi, una volta fuso, si lasciava raffreddare».

Di cosa erano fatti i catini? «Oltre alle conche di terracotta, furono introdotti catini di alluminio».

Ma il nonno lo sapeva fare? «No, si occupava di altri lavori! I panni erano “un privilegio solo nostro’’, ma ci si aiutava e si collaborava. Il lavatoio era anche un luogo di incontri per fare quattro chiacchiere e lamentarsi dei mariti»

Classe 1A scuola media di Pienza: Binarelli Vittoria Burattini Giada Camastra Carlotta Ines Chechi Chiara Crocini Filippo El Fatmi Malika Gonzi Enea Kandoussi Nizar Kaur Manpreet Lavoro Brando Poggio Enrico Provenzano Elena Scroccaro Diletta Docenti tutor: Andrei Beatrice, Bernardini Valentina Dirigente scolastico: Caterina Mangiaracina

Votazioni APERTE
Chiusura votazioni 06/03/2026 ore 23:59
1

Per votare è necessario registrarsi al sito e accedere
È importante sapere che si può votare la stessa pagina solo 1 volta al giorno.

Pagina in concorso

20260219 n sie 10 pdf image