ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado Santa Marta di Firenze (FI) - 3°

Il gusto di raccontare. «Il nostro tè letterario»

Tra una tazza fumante e brani d’autore, nutriamo corpo e anima in compagnia

Dal 2020 la scuola Santa Marta custodisce un’esperienza che ha saputo trasformare un momento di difficoltà in un’occasione di incontro autentico: il tè letterario. Questa iniziativa nacque durante il periodo del Covid, quando la distanza fisica rischiava di diventare anche distanza emotiva, e oggi continua a vivere come uno degli spazi più significativi di condivisione della comunità scolastica. Tutto è cominciato nel lockdown, quando un’insegnante ci propose un appuntamento insolito: un tè pomeridiano davanti allo schermo, allietato dalla lettura di un racconto.

Un’idea semplice, ma capace di ricreare quell’atmosfera familiare che spesso accompagna i momenti di confronto più veri. Perché il cibo, da sempre, unisce le persone: è attorno a una tavola che si parla, si ascolta, ci si racconta, si impara.

Quando l’emergenza sanitaria si è conclusa, quell’esperienza non si è esaurita. I ragazzi che avevano partecipato ai primi incontri hanno sentito il bisogno di continuare e hanno chiesto alla preside di mantenere vivo il tè letterario anche in presenza.

Così, ciò che era nato come rimedio alla distanza è diventato una tradizione. Oggi il tè letterario è un appuntamento reale, fatto di tazze fumanti, biscotti, torte e pasticcini preparati e condivisi. Gli insegnanti allestiscono una tavola ricca e invitante, perché il cibo non è un dettaglio, ma spesso la chiave che apre la porta a uno spazio e a un tempo di confidenza.

Mangiare insieme rilassa, abbatte le difese, crea un clima di fiducia in cui è più facile parlare e mettersi in gioco. Insieme al gusto… la lettura: un racconto d’autore o le pagine di un romanzo diventano punto di partenza per il confronto. Le parole lette risuonano nelle esperienze di ciascuno e, poco alla volta, emergono pensieri, emozioni, frammenti di vita.

C’è una regola fondamentale che rende questo spazio ancora più speciale: ciò che si dice al tè letterario rimane lì, custodito dal rispetto e dalla fiducia. Questo goloso appuntamento dimostra come il cibo, da sempre, accompagni i momenti di dialogo e di crescita. Condividere qualcosa di buono crea legami, mentre la letteratura offre il linguaggio per comunicare ciò che spesso fatichiamo a dire, ma che invece abbiamo bisogno di esprimere.

Corpo e anima vengono nutriti insieme, dando vita a un tempo lento e intenso, a cui forse non siamo più abituati, un tempo di qualità in cui il confronto diventa occasione di scoperta reciproca e personale.

 

Durante l’ultimo tè letterario la nostra professoressa di tecnologia ci ha regalato il racconto della sua famiglia di origine contadina. C’era un tempo, nella bassa Emilia dei primi del Novecento, in cui il cibo non era solo nutrimento, ma occasione d’incontro, racconto e comunità. Nelle case coloniche dove vivevano famiglie come quella dei suoi nonni, Dora Alice e suo marito Ermes, gli spazi per le persone erano piccoli, ma era enorme quello dedicato alla condivisione. Tutto ruotava attorno ai raccolti e alle bestie: mucche, maiali, animali da cortile. La fatica era quotidiana, ma mai solitaria. Le donne portavano il pane al forno del paese e l’attesa della cottura diventava un rito collettivo. Ogni pagnotta, segnata dal simbolo della famiglia, usciva fumante insieme alle storie.

Non era solo pane. Nei campi, durante la mietitura, gli uomini si fermavano a mezzogiorno. Dal fazzoletto tiravano fuori un pasto frugale, che acquistava sapore grazie ai racconti e alla compagnia.

Nell’aia si lavorava insieme: si sgranava il mais, si intrecciavano cesti, si pestava l’uva. Anche lì, tra un gesto e l’altro, circolavano parole, memorie, leggende. La sera, nella stalla calda, con un po’ di vino e qualche fico, le donne filavano e chi sapeva leggere dava voce ai romanzi e ai libretti d’opera. Il cibo accompagnava le storie, le storie rendevano più ricco il cibo. Oggi delle pietanze privilegiamo l’estetica, la particolarità, la quantità ma a volte rischiamo di impoverirle del loro immenso potere di aggregazione e storie come questa possono aiutarci a riscoprirlo.

La redazione.

Ecco tutti i nomi dei giovani giornalisti della classe III della scuola Santa Marta: Arrighi Rodrigo, Barboni Igor, Bongini Ginevra, Cagnacci Teresa, Chelazzi Giovanni, Colletti Jacopo, De Vena Lorvinsky, Furia Giacomo, Montagner Edoardo, Nastasi Nataly, Salinas Hernandez Alejandro, Silverstova Anna, Tusha Matteo.

Dirigente scolastico: Diletta Gori. Docenti tutor: Francesca Macchioni, Monica Bertazzoni, Costanza Giustini, Chiara Giusti.

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