ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria I grado Masaccio di San Giovanni Valdarno  (AR) - 2C

Il prof viaggiatore nei Due Mondi. «Sognate e difendete l’ambiente»

La storia di Stefano Brilli cooperante e volontario in diversi Paesi tra Sudamerica e Africa

Un insegnante «giramondo». Nella nostra scuola un prof, Stefano Brilli, ha una grande passione per i viaggi e per conoscere culture diverse. I suoi racconti ci hanno emozionato: «Sono nato a San Giovanni nel 1974 e, pur avendo vissuto fin da ragazzo nella mia città, ho sempre sognato di partire. L’occasione tanto attesa è arrivata nel 2000 e, come volontario, raggiunsi la parte brasiliana dell’Amazzonia al confine con la Colombia. Rimasi folgorato e, tornato a casa, dopo alcuni anni ripresi i contatti con le persone incontrate, sperando di impegnarmi in progetti di solidarietà. Non sapevo, però, come muovermi, perché non è detto che chi vuol aiutare gli altri sia preso subito. Rischi e pericoli non mancano». La sua insistenza, alla fine, fu premiata e restò in Sudamerica per sei mesi.

Quali Paesi ha visitato in seguito? «L’esperienza nella cooperazione è durata più o meno una decina di anni. La prima volta in Amazzonia; poi in Africa, in particolare in Tanzania per un breve periodo e quindi ho vissuto due parentesi consecutive in Guatemala e in Angola, entrambe durate due anni. Ma la maggior parte delle attività l’ho svolta nel Nuovo Mondo, sulle Ande boliviane, nella magia del Salar de Uyuni, e in Ecuador».

Quali differenze ha notato con l’Italia? «Il clima, intanto. Il primo impatto con l’Amazzonia è stato complicato per le temperature elevate e un’umidità del 97-98 per cento.

Sulle montagne la stagione è secca ma a più di 4 mila metri fa tanto freddo. In Africa, invece, il caldo opprime e ovunque il problema è adattarsi alle situazioni estreme».

Com’è stato il rapporto con le persone? «Alla fine di ogni viaggio ho portato con me il vero regalo: il legame con le persone conosciute. Girare il mondo è una cosa, vivere e condividere la bellezza e l’umanità di un incontro è un’altra. Si creano relazioni avvincenti, soprattutto quando stiamo a contatto con gli indigeni. Chi vive in determinati posti anche nelle difficoltà economiche, sanitarie e climatiche riesce a superarle con uno spirito di gruppo forte, che da noi purtroppo si è perso. L’invito che rivolgo ai ragazzi è di sognare e di essere sempre curiosi».

Ha dovuto affrontare momenti difficili? «Sì. L’America del Sud può essere pericolosa per la sicurezza, per le malattie a noi sconosciute e per un’assistenza ospedaliera precaria. Il Paese più insidioso è stato il Guatemala, poco sicuro, senza dimenticare l’Amazzonia, per la salute e gli animali, e i 20 gradi sotto zero del Salar de Uyuni».

 

Nei suoi viaggi il prof Brilli ha incontrato alcune popolazioni che mettono in primo piano la cura dell’ambiente e ringraziano la Terra per i doni ricevuti. Un esempio che dovrebbero seguire i Paesi che si comportano in modo ben diverso. In Bolivia, sull’altopiano vicino al Salar de Uyuni, l’insegnante ha assistito a una cerimonia particolare: il banchetto offerto alla Pacha Mama dagli indios di Rodeo: «Vivono a 4 mila metri e tutti si interessano alla buona riuscita delle attività quotidiane. Dalla cattura e dalla tosatura della vicuña, la vigogna che fornisce lana pregiata, fino alla mietitura della quinoa, uno degli alimenti principali. Prima di iniziare il lavoro, chiedono il ‘permesso’ a chi li aiuta e li sostiene come una mamma.

Ogni abitante partecipa al rito suggestivo e coinvolgente in suo onore». Brilli ha potuto apprezzare la comunità andina che ha davvero a cuore un luogo all’apparenza poco ospitale e il rispetto per l’ambiente deriva dal legame fortissimo con la Madre Terra. Brilli ci ha fatto vedere anche alcune foto scattate prima del taglio della quinoa, pianta molto nutriente, l’unica ricca di tutte le proteine assimilabili dall’uomo e capace di nascere e crescere da millenni in condizioni climatiche proibitive.

In segno di buon augurio uomini e donne accendono un fuoco sul quale versano bevande alcoliche e rappresentano il pranzo da servire alla Pacha Mama bruciando piatti con foglie di coca e piccole immagini create con il sapone. La speranza è di essere ricambiati con un raccolto abbondante.

Alunni Narjess Ahmad Ait Ginevra Barbetti Amjad Boussemah Rayen Chaouch Pietro Dossini Zoya Faisal Niccolò Fantoni Niccolò Frosinini Amna Hussain Gabriel Lafuria Cristiano Lavacchini Allegra Morelli Luca Muzzin Sofia Najdanovic Giulia Nardi Fabiana Nocera Marco Pini Gaia Prozzo Diego Rocchi Lorenzo Tanzi Kristjana Zotaj Insegnanti Laura Cencini Alessandra Lorenzini Giustino Bonci Preside Francesco Dallai 

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