ll progetto de La Nazione per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado Leone XIII di Perugia (PG) - 3A

Uno sguardo oltre le sbarre. Carcere: silenzio che fa rumore

Infermieri, detenuti e operatori ci raccontano la vita nel penitenziario di Capanne

Secondo i dati di Antigone, le condizioni di vita nelle carceri italiane sono difficili: sovraffollamento (su 40.000 posti disponibili, le persone detenute nel 2025 sono state 61.507), mancanza di personale, di spazi destinati al lavoro.

Come è possibile tutto ciò? Per rispondere a questa e a molte altre domande, abbiamo raccolto delle informazioni per gettare uno sguardo nelle carceri italiane. Abbiamo intervistato F.C., un educatore, M.D’A., un’infermiera, e F.M., un uomo che è stato ristretto nel carcere di Capanne (PG) per un anno. Quest’ultimo ci ha detto che il momento più difficile per lui è stato l’arrivo in carcere: «Quando senti per la prima volta la serratura della chiave scattare, capisci che la tua vita sta cambiando».

Poi ci sono le notti che non passano, i pensieri sono tanti, i rumori sempre presenti, le urla, i pianti.

Le celle a Perugia ospitano al massimo due persone, sono provviste di una finestra, una TV e un bagno.

Una volta alla settimana sono previsti colloqui con i familiari, momento molto delicato perché i detenuti sono consapevoli che i loro cari saranno sottoposti a vari controlli. L’importante, ha aggiunto, è non cedere alla rassegnazione, altrimenti la vita diventa impossibile: cercare di sfruttare tutte le possibilità che il sistema ti offre (palestra, sport all’aperto), a volte anche chiedere un “Come stai?” può migliorare la giornata. Poi bisogna avere il coraggio di chiedere aiuto: agli agenti penitenziari che capiscono gli stati d’animo dei detenuti, le loro fatiche, ai compagni e agli operatori. M.D’A. ci ha confermato che alcuni detenuti si sono aperti con lei, anche perché in carcere non c’è uno psicologo o uno psichiatra fisso, e quando è di turno non riesce ad ascoltare tutti, per non parlare del fatto che per ogni seduta bisogna inoltrare una “domandina”, così viene chiamato il modulo da riempire, quindi vanno considerati anche i tempi burocratici d’attesa. M.D’A non ha mai avuto paura, non ha mai avuto problemi perché, aggiunge “Rispetto genera rispetto”, ha sempre instaurato un rapporto di vicinanza e supporto con quelli che erano per lei semplicemente dei pazienti.

F.C., come educatore, si occupa dal 2010 a 360° dei detenuti: innanzitutto si mette a loro disposizione, cerca di dare delle risposte, di metterli in contatto con “il fuori”, di prepararli a riconnettersi con il mondo esterno, quando arriva il momento di uscire. Perché arriva il momento di uscire e sarebbe auspicabile che queste persone fossero allora in grado di inserirsi nuovamente nella società, dopo esser state rieducate e non solo punite in carcere.

 

La vita in carcere è accettabile solo se lo vuoi tu”, ha detto F. M., ma qualcuno non ce la fa e la disperazione diventa una presenza opprimente che può portare ad atti estremi. L’Italia nel 2024 ha raggiunto il picco di suicidi in carcere con 91 persone che si sono tolte la vita. Il dato è allarmante se confrontato con i tassi di suicidi delle persone in stato di libertà: il tasso di suicidi in carcere è pari a 14,8 casi ogni 10.000 persone detenute (più del doppio della media europeache si attesta intorno a 7,2 casi), mentre tra le persone che vivono in libertà, il tasso di suicidi, nel 2021 era di 0,59 casi ogni 10.000 persone, 25 volte più basso. I detenuti che decidono di suicidarsi non lo fanno improvvisamente, ma, come ci ha detto M.D’A. spesso avvertono gli operatori dell’atto imminente, dichiarandolo apertamente o facendolo precedere da atti di autolesionismo. Le cause possono essere varie: disturbi psichici, il rimorso per il reato com-messo, la paura della condanna, il dolore, la vergogna.

L’età media dei suicidi è 40 anni, per la maggior parte si tratta di uomini, alta è l’incidenza tra gli stranieri. Inoltre, secondo i dati del GNPL (Garante Nazionale dei diritti delle Persone private della Libertà personale), questi gesti estremi vengono messi in atto poco dopo l’ingresso in carcere, il momento più drammatico per i detenuti: 4 persone si tolgono la vita dopo 2 giorni, 7 dopo 1 mese e 7 dopo i primi 3 mesi.

La pagina è stata realizzata dalla redazione della classe IIIA dell’Istituto Comprensivo Perugia 5: Penelope Bevacqua, Francesco Catalpi, Gloria Cesarini, Emma Cicala, Chiara Francavilla, Giorgia Iachettini, Melissa Pelliccia, Fadi Naji Harbi Yaghmour, Diego Moretti, Diego Palladino, Alessandro Scappaticci e Giacomo Zuccaccia. Le vignette sono state realizzate da Anhelina Moisiuk e Hosna Yafrah (La libertà a colori) e da Alice Raffaeli (Nel buio c’è sempre una luce). La redazione è coordinata dai docenti: Camilla Festuccia, Gerardina Ioli, Elena Moretti.

Un ringraziamento particolare a Marco Nicacci. Il dirigente scolastico è il professor Fabio Gallina. 

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