Bullismo è vedere solo i difetti. Bellismo è vedere talenti nascosti
Spesso ci soffermiamo sugli errori dei compagni, invece dobbiamo guardare oltre l’apparenza
A scuola succede spesso una cosa davvero molto strana: quando qualcuno fa un errore, tutti se ne accorgono subito. Se inciampa in corridoio, se legge male ad alta voce, se ha un maglione insolito o parla in modo ’alternativo’, diventa immediatamente ’quello lì’. E da quell’istante sembra che esista solo per quello. Questo, secondo noi, studenti della classe 2°A, è il bullismo: vedere una persona come se fosse fatta di soli difetti, come se tutto il resto non contasse.
Noi però abbiamo scoperto che ogni compagno ha almeno un talento nascosto. Solo che spesso nessuno lo nota, perché siamo troppo impegnati a ridere o a giudicare. C’è Claudia, che parla pochissimo, ma sa disegnare anime così belli che sembrano veri. C’è Sveva, che tutti chiamano ’secchiona’, ma quando ride fa ridere anche gli altri senza volerlo. C’è Renz, che sbaglia sempre i verbi, ma è il primo ad aiutarti quando ti serve conforto o ti dimentichi la merenda a casa.
Secondo noi il bullismo nasce quando smettiamo di vedere le persone per quello che sono veramente e iniziamo a guardarle come se venissero etichettate. ’Quello strano’, ’quella grassa’, ’quello antipatico’. È come se prendessimo una foto brutta di qualcuno e dicessimo: ecco, sei solo questo.
Ma nessuno è solo una foto venuta male. Siamo tutti un album intero, pieno di immagini diverse. Il bellismo invece è l’opposto. È quando ti accorgi che dietro a una compagna silenziosa, come Greta, c’è una che ascolta meglio degli altri. Che dietro a uno studente sempre agitato, come Edoardo o Amelia, c’è magari uno che ha mille idee. Che dietro a chi sembra antipatico come Daniele c’è forse qualcuno che ha solo paura di non piacere. Il bellismo non è dire bugie tipo ’sei bravissimo’ quando non è vero, ma è accorgersi di quello che c’è di buono davvero e dirlo ad alta voce. Una volta il prof ci ha fatto scrivere su un foglietto una cosa bella su ogni compagno.
All’inizio sembrava una stupidaggine, poi quando abbiamo letto i biglietti c’era gente che sorrideva senza sapere perché. Uno ha detto: «Non sapevo che qualcuno pensasse questo di me». E lì abbiamo capito che forse il bellismo è una specie di superpotere: far sentire qualcuno visto, non solo guardato. Non serve essere amici di tutti, né diventare eroi. Basta smettere di ridere quando ridono tutti e iniziare a pensare: «Ma se fossi io al suo posto?». Basta dire una frase buona invece di una cattiva. Il bullismo fa rumore, il bellismo fa spazio. E a scuola, secondo noi, abbiamo bisogno di più spazio per respirare, sbagliare, migliorare e soprattutto scoprire i talenti nascosti che ognuno di noi porta nello zaino, anche quando non se ne accorge.
Noi siamo una classe rumorosa. Non solo quando suona la campanella o Riccardo segna a calcetto con la bottiglia, ma anche con le parole. Il bullismo, per noi, è questo: rumore inutile. Risate troppo forti, soprannomi appiccicosi, commenti che fanno casino e basta. Una volta Lorenzo è inciampato entrando in classe e qualcuno ha detto: «Eleganza zero». Risate. Anche lui ha riso, ma poi è rimasto zitto tutta la mattina. Nessuno ha detto che il giorno prima aveva aiutato Francesca a matematica. Il rumore copre le cose belle. Poi succede anche altro. Paola ha detto che il cartellone di Albion era il più bello e all’improvviso tutti l’hanno guardato davvero.
Valerio ha difeso Tamid: «Parla poco, ma quando parla dice cose giuste». Queste frasi non fanno rumore, ma fanno eco.
Restano. Il bullismo è come battere una pentola: fa casino e finisce lì. Il bellismo è come gridare in montagna: la voce torna indietro più forte.
A Maria Francesca dicevano che era ’strana’, poi Vittoria ha detto: «Secondo me è cool».
Da quel giorno sorride di più.
Noi non siamo perfetti, ma stiamo capendo che le parole possono ferire o far crescere. E tra il rumore e l’eco, stiamo scegliendo l’eco.
La pagina è stata realizzata dagli studenti della classe 2^ a della scuola media ’Pascoli’: Daniele Alizzi, Renz Aniceto, Amelia Bianchi, Gabriele Citrigno, Damiano Colasanti, Claudia Elena Dascalu, Valerio Giannini, Tahmid Islam, Lorenzo Medici, Maria Francesca Montariello, Francesca Nucci, Greta Pacini, Vittoria Pagliarin, Riccardo Palumbo, Greta Parrucci, Lucrezia Raimondo, Sveva Rammella, Paola Aparicio Rosati, Riccardo Saloni, Albion Sanxhaku, Edoardo Daniele Ungureanu, Gregorio Verdiani, Arianna Vignali.
Gli insegnanti tutor sono Daniele Sgherri e Jane Baccetti, la dirigente scolastica Maria Teresa Sartiani.